È semplice raccontare una storia. Molto più complesso è invece dare voce alle storie di molti, soprattutto se queste sono comuni, “normali” o almeno aspirano ad esserlo.
Sembra strano voler apparire convenzionali? Ebbene sì, a maggior ragione se questo tentativo è ricorrente nel proprio vissuto e si interfaccia con la quotidianità, le somiglia, ma fa fatica ad essere riconosciuto come tale.
Si tratta di percorsi complessi, spesso caratterizzati da impegno, rinunce, ferite che non sempre arrivano solo da fuori la porta di casa propria.
Ci si aspetta di sentirsi compresi, si prova a far capire che “la differenza” la fanno le intenzioni, non l’orientamento sessuale o l’identità di genere di chi condivide il progetto di coppia; che si è individui con pari dignità ed impegno, anche se si ama chi è dello stesso sesso.
Ma “l’attesa” non è solo un termine con accezione temporale, indica anche ciò che ci si aspetta che possa, debba appartenere a noi stessi.
In questo divario, cioè tra l’attuale e l’atteso, si inserisce Roberta: “nuda” e spoglia, nel rispetto del dolore dei molti, senza pretese, senza grida, affermando il rispetto per ogni tipo di differenza, pronunciando il suo “NO” per ribadire e sostenere il concetto che “SI” l’amore è uguale per tutti.
Si può scegliere di proporsi con un brano accattivante, magari dal contenuto semplice, destinato ad una comprensione immediata.
Oppure si può “rischiare” in nome di un’idea importante, introducendo un progetto artistico che non si colloca nel panorama musicale in modo scontato, ma prova a inquadrare l’interprete distinguendo il suo lavoro caratterizzato da una scelta di contenuto. Optare per questo più profondo tipo di percorso impegna l’artista mettendolo a nudo, perché lo rende interprete narrativo, contenutistico (oltre che lirico), esponendo il suo pensiero, la sua “opinione”, ciò in cui crede.
Queste operazioni richiedono coraggio ed è proprio in questi casi che la musica, così come la prosa, si prestano al contenuto profondo del messaggio che l’artista decide di esternare.
In questo corto, giovani e meno giovani, asiatici, neri, caucasici, molte “tipologie di uomo e donna” si misurano con il proprio vissuto, o con l’assenza di esso, non limitandosi a lamentarsi per le subite sottrazioni, ma domandandosi il “perché” di simili differenze tra quanto sia socialmente accettato e la propria condizione.
Qui emerge la novità del linguaggio utilizzato, sia nel brano, sia nel video, perché i ragazzi e le ragazze si confrontano disegnando quella che vorrebbero fosse una sorta di integrazione alla “carta dei diritti dell’uomo”.
Disarmante l’immediatezza con la quale Roberta arriva ai contenuti, come pure la sua bellezza: semplice e pulita, con la profondità ed il fascino d’una donna più matura, in barba alle ideologie, agli schemi recentemente normati, superando la cronaca delle pubblicazioni sulla Gazzetta Ufficiale. Preoccupandosi, infine, di sussurrare che secondo lei non ci sono “tante piccole scatole”, ma “un solo grande contenitore”.

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